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esposizione collettiva organizzata da Associazione Interazioni e curata da Mario Casanova, Cristina Del Ponte, Riccardo Lisi, Boris Magrini, Stefano Pesce e Stephan Wittmer. presso ex stabile Tiscanova, via Ballerini 3, Locarno. www.interazioni.ch Kunsthalle? sezione a cura di Riccardo Lisi: Vecchi e nuovissimi prodotti dell’impero occidentale opere di: Alessandro Lo Monaco Franco Mazzucchelli Francesca D. Shaw Antje Stehn Stephen Titoli Il titolo di questa sezione è volutamente tale da riuscire ad includere forme di espressione differenti, anche come “tasso di storicizzazione” dell’opera d’arte. Infatti non tutti gli artisti inclusi son giovani, o la loro creatività si esprime nelle forme più attuali. Questa sezione ripropone al suo interno l’eterogeneità che probabilmente si evidenzia dall’intera esposizione. Nel mio progetto ho scelto di dar spazio a cinque autori con le cui opere vorrei provare a far percorrere al pubblico un possibile sentiero nel rapporto che alcuni artisti hanno avuto negli ultimi 35-40 anni con la percezione della società, del territorio di origine o piuttosto di adozione, con aspetti ancestrali come la natura o determinati simbolismi ed infine con il sè. In tale percorso forse emergerà man mano una relazione tra l’ambiente storico in cui ora viviamo – la storia non è finita come da qualcuno ipotizzato – e ogni singolo soggetto creativo, al punto che le loro opere possano apparire, in realtà, prodotti di questa società. Non intendo riferirmi certo alla sola società elvetica ma a un presunto ”impero occidentale” dove modalità delle varie espressioni vitali – si tratti del lavorare, crearsi o condividere categorie valoriali, votare, consumare o scegliere il proprio partner, la questione non cambia – si assomigliano notevolmente da un paese all’altro e finanche senza che gli oceani costituiscano soluzione di continuità. Alessandro Lo Monaco è svizzero di origine italiana e cultura cosmopolita. La sua formazione artistica si è compiuta negli USA, naturale magnete di amore ed odio per la nostra contemporaneità. Istintivamente si esprime con una figurazione pulita e sintetica, che in questo caso prende le forme di una specie di ferale semaforo del rischio terroristico. In realtà si tratta di un vero ready made del post 11 settembre: nel sito della Casa Bianca sotto Homeland Security chiunque può vedere il “livello di rischio del giorno”, naturalmente per noi occidentali. L’installazione Homeland Security Advisory Signal è nata l’anno scorso e può materialmente presentare in tempo reale il livello di allerta suggerito dal centro dell’impero a tutti i nodi della rete. Perchè anche a Locarno non possiamo non dirci americani in qualche modo e quest’opera d’arte ce lo ricorda in modo grottesco e assai carico di simbologie. Di quest’artista è in corso una personale presso il centro culturale la fabbrica (Losone). Le sculture gonfiabili di Franco Mazzucchelli nascono quarant’anni fa e l’evidente anomalia del materiale era fin da allora associata alla non commercializzazione dell’opera stessa. Buona parte delle sue opere hanno il titolo Abbandoni d’arte: sculture anche di grande dimensione che in effetti Mazzucchelli lasciava al proprio destino e alle ingiurie del tempo su spiagge e parchi di città. In Kunsthalle? son esposte due sue opere: un coacervo di curve scarlatte che si mostra impudico sulla strada e poi un solido che più platonico sarebbe difficile immaginare: un grande microrganismo artificiale di rara potenza estetica che da solo riempe il bell’hangar posto nella corte dell’ex stabile Tiscanova. Notevole è che una simile negazione del tradizionale far scultura sia realizzata proprio da un non più giovane professore in tecnica della scultura presso l’Accademia di Brera. La saletta posta alla sommità della scala a chiocciola ospita la serie An Aesthetic Revolution of Sex Symbols for Intelligent Women: quattro dipinti ad olio realizzati da Francesca D. Shaw con uno stile che unisce maestria pittorica e contemporaneità. In un mondo dove può sembrare che i modelli sessuali “vincenti” siano sovente i più vacui, quest’artista italoinglese ha creato un concetto impressivo e memorabile, quattro effigi di giovani genii della musica più innovativa - e dunque portatori di nuove modalità di espressione – con i titoli dedicati a loro brani. Questi quattro ritratti sono per nulla tradizionali, ma certo rivelano tracce e riferimenti - per esempio al periodo d’oro della grafica italiana e svizzera e forse a un’altra intelligente pittrice, ben più famosa: Tamara de Lempicka - ma il lato più interessante è secondo me la resa concreta e pulita di un lavoro concept. Nella lunga, spartana mansarda era possibile esporre un’artista un po’ “a sè”, le cui peculiarità la ponessero a qualche passo di distanza dal resto del gruppo. È il luogo ideale per la pittura grezza e non estetizzante della tedesca Antje Stehn, che dipinge in un rustico in alto sul lago di Como da dove vede un panorama ancora quasi integro. Come ogni artista “nordico” che ha portato nell’area mediterranea i ricordi della sua formazione, anche lei vede in tale panorama preesistenze fatte di simboli atavici e di una cultura del paesaggio oggi difficile da ritrovarsi. Tutto ciò è espresso nelle rare figure che sottendono il suo espressionismo astratto, una cultura pittorica probabilmente oggi un po’ desueta ma in grado di comunicare a molti e con grande energia. In questa prima occasione in Ticino vengono esposte grandi tele ma anche i disegni su cui basa la sua ricerca iconografica. Infine il più giovane dei cinque artisti, l’ossolano italoirlandese Stephen Titoli e le sue FORME (Impianto venoso d’abitazione). Di nuovo una ricerca concettuale, qui basata su un tema fondante dell’arte dal moderno: la dialettica tra figurazione e astrazione che quest’autore cerca di risolvere operando una parentesi di sospensione tra i due termini. Nei luoghi dove probabilmente passano le condutture di un palazzo che purtroppo sta per sparire, Titoli evidenzia figure e oggetti abituali che divengono però forme astratte nel momento stesso in cui se ne operi una lettura estetica, anche per via di un ormai consueto meccanismo di affaticamento percettivo. Va notato che in questo istante il palazzo stesso è oggetto estetico. Il nitore nella realizzazione di queste opere in bianco e nero, poi, ne enfatizza lo sfalsamento tra rappresentazione del reale ed invenzione artistica.
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