la fabbrica
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Perle da sparo
evento: venerdì, 17. novembre 2006, 18.00
(fino a: venerdì, 26. gennaio 2007)

 

 

solo show di Fiorenza Bassetti. a cura di Riccardo Lisi. catalogo edito con il contributo del Comune di Losone

Oltre una tecnica

Ciò che mi colpì nel lavoro di Fiorenza Bassetti è innanzitutto il persistere, nella sua attuale maturità artistica, di un approccio alla creatività assolutamente giovane e contemporaneo.
La maggior parte degli artisti "arrivati" sceglie una tecnica (o un numero limitato di tecniche) e con tale mezzo affronta differenti soggetti, mantenendo un codice linguistico - correlato alla tecnica - con tale costanza da divenirne segno distintivo, fino a quasi corrispondere al loro stile.
Abbiamo così i fotografi, i pittori, gli scultori, e così via.
Nel caso del contemporaneo - in particolare dei giovani autori - la situazione si è però nettamente modificata: nelle mostre personali troviamo sempre più opere realizzate con molteplici tecniche: l'artista è contemporaneamente pittore, scultore, fotografo, videomaker e così via, con un approccio che sembra annichilire la specificità nella singola tecnica: l'identificazione di uno "stile" da parte del pubblico può sovente esser fatta più agevolmente a partire da un concetto costante, uno statement che l'artista afferma nel suo lavoro.
Fiorenza Bassetti si mantiene più vicina a quest'ultima posizione, ma la sua costante è tematica, oltre che concettuale. Temi forti, riconoscibili, esplorati per anni glissando da una tecnica all'altra, ma mantenendo in ognuna un'adeguata capacità di ottenere esiti positivi e riusciti.
Il pubblico della sua personale a Losone noterà cinque temi iconografici, letti con tecniche e materiali assai differenti. Innanzitutto due temi che l'artista ha esplorato ed approfondito negli ultimi anni: da un lato le donne in forma di silhouette di evidente derivazione giacomettiana, dall'altro le granate come icona estetica ed assieme concettuale che s'intreccia nella grafica e nell'etimo con le melagrane. E poi campiture fluorescenti che paiono esser le superfici delle granate stesse - ma ricordano anche i pavimenti delle chiese veneziane - e una serie fotografica di ritratti di uomini del mondo dell'arte, tutti caratterizzati da un sinhal floreale.
Ma tranne quest'ultima serie - scelta come contrasto sessista, di animus (con gli uomini una volta tanto in funzione raddolcente) e dimensionale rispetto ai grandi trittici femminili con cui si confronta nella prima sala espositiva - è possibile un'ulteriore aggregazione tematica. In tutte le altre opere vi è infatti qualcosa di ferale, di potenzialmente pericoloso - le granate, i pallini da carabina sovente utilizzati, i tagli a forma di shuriken (le armi-stella dei ninja) nelle piccole tele poste nel mezzanino - o di fatale, come una donna sa essere, e anche queste figure arcane e misteriose, longilinee come l'etrusca Ombra della sera.
La dicotomia avvicinamento-contrasto è in effetti chiave di lettura costante in un allestimento non banale, ideato dall'artista stessa. Ciò si nota anche all'interno di singoli lavori: la parete minore della sala bar vede piccole opere realizzate con perle da torta miste a pallini da carabina, in un'antinomia che è in sé esplosiva, seppur in modo minimale.
Però lo stile delle opere recenti di Fiorenza Bassetti più che minimale può esser definito sintetico, con forme leggibili ed apprezzabili, realizzate - come nelle opere appena descritte - con materiali che divengono essi stessi concetto. Le tele son usate in modo innovativo, per esempio dipinte con colori fluo o luminescenti (ma senza alcun riferimento all'estetica goa). Anche le carte - siano fogli da scrittoio di albergo, o imballi griffati - non riportano un segno consueto o banale: vi è sempre un tentativo di colpire, pur in clima di notevole understatement da parte dell'artista.
Nella prima sala il contrasto è drammatizzato dall'illuminazione assolutamente particolare: si consiglia la visita dopo il tramonto per poter percepire la misteriosa reazione dei grandi trittici in forma di donna, ma anche dei ritratti fotografici, di fronte alla luce ultravioletta.
L'allestimento è basato sull'iterazione del numero nove, intrinsecamente finito e dotato di completezza. L'esposizione è composta infatti da famiglie di nove opere ciascuna, oltre a una piccola incisione solitaria, realizzata da Fiorenza Bassetti negli anni settanta e quasi preconizzante l'icona della granata. L'idea dell'artista di riunire i temi visuali della figura femminile e della granata/melagrana nacque dalla visione di una grande scultura attica in marmo dipinto rappresentante una dea in posa ieratica e con in mano una melagrana.
Dunque in quest'esposizione si chiude un cerchio, un ciclo si compie con la ricapitolazione di una parte significativa del lavoro di uno degli artisti più interessanti provenienti dal Canton Ticino.
Dopo questa visita è lecito chiedersi quali nuovi temi ispireranno questa versatile e valida artista, o se le iconografie qui espresse siano ancora stimolo per la sua feconda attività.

Unheimliche Schönheit

Vor mehr als dreissig Jahren realisierte Fiorenza Bassetti eine kleine Radierung. VASO TRASPARENTE lautet der Titel dieses frühen Werks, das als eine Art Keimzelle für zahlreiche spätere Arbeiten angesehen werden kann. Filigraner Dekor und Inhalt der transparenten Vase scheinen keinen festen Ort zu haben. Innen und Aussen sind nicht klar zu unterscheiden. Durchlässig erscheint die Hülle. Bis hin zu ihren jüngsten Arbeiten interessiert sich Bassetti für die Ambiguität von Erscheinungen. Auch ist das Motiv der Blume ein steter Begleiter geblieben. Mit der Vase als Gefäss, als Behältnis, können Verbindungen zu universalen Inhalten angedeutet werden. Bassetti hat den Gefässkörper auch in eine Granate verwandelt.
Mit der «granata», dem Granatapfel und der Granate, hat sich Bassetti gleich in mehreren Werkgruppen beschäftigt. Dabei haben stete Transformationen den Blick auf hybride Zustandsformen offen gelegt. Der Granatapfel ist eine Scheinbeere. Gegessen werden die im Innern befindlichen vielen rosaroten Stücke von fruchtfleischartigem Gewebe, die jeweils einen Samen enthalten. Obwohl es wohl kaum je zu beweisen sein wird, scheint doch die Annahme weit verbreitet zu sein, dass es sich bei der Frucht des «Baums der Erkenntnis» in der biblischen Geschichte um einen Granatapfel gehandelt haben könnte. Verlockend schön ist diese gelb-rot leuchtende Frucht mit ihrem markanten Krönchen.
In der Kunst hat der Granatapfel als Symbol vielfältige Verwendung gefunden. Besonders nachhaltig wirkte der Mythos der Persephone. Die Tochter von Zeus und Demeter, der Göttin des Ackerbaus und der Fruchtbarkeit, pflückte auf einer Wiese Blumen, als plötzlich Hades, der Gott der Unterwelt, aus der sich spaltenden Erde herausstieg. Er entführte das Mädchen und machte es zu seiner Frau. Demeter irrte untröstlich auf der ganzen Erde umher, um ihre Tochter zu suchen. Schließlich verriet Helios der verzweifelten Mutter, dass ihre Tochter von Hades geraubt worden war. In ihrem Zorne liess diese keine Saaten mehr wachsen, bis Zeus sich genötigt sah, dem Bruder die Rückgabe des geraubten Mädchens zu befehlen. Aber schon hatte Persephone von einem Granatapfel gegessen, den Hades ihr gereicht hatte, und war durch den Liebeszauber dieser Frucht dem gewaltigen Herrscher des finsteren Reiches verfallen. Nun entschied der Göttervater, dass Persephone zwei Drittel des Jahres, die Zeit des Blühens und Grünens, bei der Mutter auf der Oberwelt, das übrige Drittel aber, die Zeit der öden, erstarrten Natur, bei ihrem Gatten verbringen solle.
Bei Persephone ist der Granatapfel somit ein Attribut einer weiblichen Gottheit, die sowohl mit der Fruchtbarkeit und dem Leben als auch mit dem Tod und dem Jenseits in Verbindung steht. In der Figur der Persephone klingt darüber hinaus das Thema von Abwesenheit und Anwesenheit an, das in Bassettis Schaffen leitmotivischen Charakter hat. Dabei geht es immer auch um eine Art der Präsenz, die nicht sichtbar ist, die unfassbar bleibt, jedoch latent vorhanden ist. Genauso kann Gutes jederzeit in Böses umschlagen, kann Schönheit plötzlich Gewalt und Zerstörung auslösen. Doch was heisst gut, was böse?
Das Wort Granate geht auf lateinisch «granum» zurück. Die Waffe ist nach den vielen Teilen (Körnern) benannt, in die sie bei der Detonation zerplatzt. Die Frucht wiederum ist von vielen Wänden durchzogen, die zahlreiche Kammern bilden. Die darin enthaltenen Samen nutzt man gern, um Torten und Eis zu dekorieren. Mit silbern glänzenden, essbaren Kugeln hat Bassetti an Granaten erinnernde Behälter geformt, Behälter, die zum jeweiligen Bildinhalt werden. Auch Softairkugeln, die man als harmlose oder spielerische Variante von scharfer Munition in Waffenläden kaufen kann, hat sie für solche Objektbilder benutzt. Diese Kugeln sind matt, aus Kunststoff und oft chamoisfarben. In einzelnen Arbeiten werden die beiden Kugelarten durchmischt. Die aus Kugeln gebildeten Gefässe dieser «Granaten-Bilder» ändern ständig ihre Form, zuweilen bleibt nur der Umriss, bis sich auch dieser aufzulösen beginnt. Aus den «Granaten» sind Halsketten geworden: Schmuck für eine Frau.
Die Frau, das Frausein, die Befragung der eigenen Rolle als Frau sind zentrale Themen im Schaffen von Fiorenza Bassetti. Sie hielt sich 2002 im Venedig-Atelier des Istituto Svizzero di Roma auf. Im gleichen Jahr zeigte der Fotograf Ernst Scheidegger seine Porträts von Alberto Giacometti in der Lagunenstadt. Venedig ist auch der Ort, wo Giacometti 1962 seine berühmten neun «Femmes de Venise» an der Biennale gezeigt hatte. Als Hommage à Giacometti schuf Bassetti Serien mit Titeln wie DONNA DI VENEZIA oder DONNA A VENEZIA. Ihre weiblichen Figuren scheinen wie aus Wasserwellen geformt oder gleichsam von den Gezeiten freigegeben worden zu sein. Blitzlichtartig tauchen sie auf. Sie treten aus dem Dunkel hervor und bleiben doch gleichzeitig darin eingebettet. Bassetti hat den einzelnen Frauen eine silhouettenartige Gestalt verliehen, die wie in einem Fotonegativ als weisse Negativform präsent ist.
Nun ist erneut eine 9er-Serie mit Frauen entstanden, deren körperliche Präsenz noch an die Plastiken Giacomettis erinnert. DONNA CON GRANATA und DONNA CON MELAGRANA heissen die Titel dieser Arbeiten. Drei Meter hoch sind die Frauen, die mit ihrer leuchtenden Farbigkeit gleichsam in den Raum hineinstrahlen. Gleichzeitig scheinen sie ihre Strahlkraft von weit her zu holen. Bassetti hat für sieben der neun Frauen fluoreszierende Farbe benutzt, die bei normalen Lichtverhältnissen aufleuchtet. Eine Figur, die einzige, die im Halbprofil erscheint und die zudem eine Randposition einnimmt, ist mit Nachtleuchtfarbe gemalt. Dieser Farbstoff, der unter Tageslicht kaum sichtbare gelbliche Spuren hinterlässt, gleichzeitig jedoch Licht speichert, gibt dieses gespeicherte Licht bei Dunkelheit wieder ab. Für die mittlere der neun Frauenfiguren hat Bassetti UV-Reflektierfarbe verwendet. Die nur schwer wahrnehmbare Leuchtfarbe wird durch Schwarzlicht zum Leuchten angeregt. Erst im Dunkeln entfaltet die mittlere Figur ihre volle Strahlkraft.
Die Zeitlosigkeit von Giacomettis Figuren wirkt in Bassettis Frauengestalten nach, doch erhalten ihre Figuren gleichsam ein modernes Farbkleid. Die Figuren leuchten auf, sie fluoreszieren, wenn Licht auf sie fällt. Und sie phosphoreszieren, leuchten nach, wenn Licht auf sie gefallen ist. Sie schillern mannigfaltig und sie reizen den Blick. Es ist durchaus anstrengend, ihnen längere Zeit gegenüberzustehen. Das Reizvolle kann auch Schmerzen bereiten. Die Ambiguität der Figuren wird von den Attributen unterstrichen, die ihnen zugeordnet sind: ein Grantapfel oder eine Granate. Einen Granatapfel hält auch die in der wissenschaftlichen Literatur als «Berliner Göttin» berühmt gewordene Frauenstatue in der Hand, die heutzutage im Pergamonmuseum in Berlin aufbewahrt wird. Die fast zwei Meter in die Höhe ragende Statue aus dem 6. Jahrhundert vor Christus ist beinahe vollständig erhalten geblieben. Selbst die gelbe und rote Bemalung ist noch weitgehend zu erkennen. Wie eine Gottheit steht diese lächelnde Gestalt da, doch wird angenommen, dass es sich um eine Sterbliche gehandelt hat.
Die «Berliner Göttin» hält den Granatapfel wie eine Granate in der rechten Hand. Gleichzeitig ähnelt die den Granatapfel umschliessende Hand im Zusammenspiel mit der Frucht einer zusammengerollten Schlange. Bassetti war fasziniert von diesen unterschwellig wirksamen Verbindungslinien zu ihrem aktuellen Schaffen. Begeistert hat sie vor allem auch die Kraft der farblichen Energie, die mit dieser alten Statue verbunden ist. Mit den fluoreszierenden Farben versucht Bassetti die archaische Vergangenheit mit einem Blick in die Zukunft zu verknüpfen. Ihre stark leuchtenden Farben lassen auch an die virtuelle Computerwelt denken, wo Pixel aufblitzen und wieder verschwinden. FIORE E COMPUTER hiess eine grosse Einzelausstellung von Fiorenza Bassetti 1990 im Museo Cantonale d'Arte in Lugano. Blumen und Computer sind gleichsam Metaphern für die Vielschichtigkeit einer menschlichen Persönlichkeit. Blumen und Computer stehen auch für das natürliche Wachstum und die Technik, für die spontane Geste und ordnende Strukturen.
Die Vorstudien zu den Serien DONNA CON GRANATA und DONNA CON MELAGRANA hat Bassetti mit einer malerischen Geste auf Briefpapier des Harnack-Hauses in Berlin, einer Tagungsstätte der Max-Planck-Gesellschaft zur Förderung der Wissenschaften, gezeichnet. In zahlreichen anderen Arbeiten wird das benutzte Papier ebenfalls zu einem wichtigen Bestandteil, in ästhetischer wie in inhaltlicher Hinsicht. Die Silhouetten von Bassettis Figuren verweisen längst nicht immer eindeutig auf weibliche Wesen hin. Die tradierten Eigenschaften, die dem Mann und der Frau noch immer gern zugeschrieben werden, haben sich in ihren Gestalten vermischt. Neun Männer hat Bassetti bei zufälligen Begegnungen porträtiert. Jeder fotografierte Mann ist in Verbindung mit einer oder mehreren Blumen gebracht. An Dürer denkt man vielleicht bei dem schlanken Mann mit den langen Haaren. Bis auf die Hand, die einen abgeblühten Löwenzahn, eine «Pusteblume», hält, ist das Porträt eines anderen, eher kräftig gebauten Manns leicht verschwommen. Er ist Bildhauer. Eine milde Stärke ist wirksam.
PERLE DA SPARO heisst Bassettis Ausstellung in den Räumen von «la fabbrica» in Losone. Der Titel spielt auf die schillernde Vielfalt der Erscheinungen an. Aus dem Schiesspulver sind «Schiessperlen» geworden. Kippmomente ziehen sich leitmotivisch durch Bassettis Schaffen. Mit Tintenfischtinte und dem funkelnden Mineral «avventurina» hat sie auf dem hauseigenen Papier des berühmten Caffé Florian ihre Figuren der Serie DONNA A VENEZIA mal als Negativ-, mal als Positiv-Form erscheinen lassen. Papier des Caffé Florian dient auch als Malgrund für geometrische Formen, die sich auf die Bodenstrukturen berühmter venezianischer Bauten, vor allem Kirchen, beziehen. In diesen 2006 entstandenen Arbeiten SENZA TITOLO relativieren sich die verschiedenen Dimensionen. In einer labyrinthisch anmutenden Anlage springt das Auge unentwegt vom Zwei- ins Dreidimensionale und wieder zurück. Der feste Boden wird den Blicken entzogen, ja Abgründe tun sich auf. Die Eindrücke wechseln ständig und formieren sich lose zu einer kaleidoskopartigen bunten Bilderfolge. Die Ordnung gerät aus den Fugen und ins Wanken. Aus der Fläche schiessen Körper und Kuben hervor. Ruhe kippt in Dynamik. Die explosive Kraft der Granate ist allgegenwärtig.
Das Wechsel- und Verwirrspiel zwischen flächigen und räumlichen Strukturen erinnert an die fantastischen Welten des holländischen Künstlers M. C. Escher. Die Welt erscheint als ständige Metamorphose. Die Schwerkraft wird für Momente ausser Kraft gesetzt. Alles ist mit allem verbunden. Ein Flechtwerk simultaner Welten eröffnet sich. Über lateinisch «lapis granatus» gelangt man zum kornförmigen Edelstein Granat, der als Schmuckstein sehr beliebt ist. Die Granate bilden eine ganze Gruppe von Silikat-Mineralien, die im kubischen Kristallsystem kristallisieren. Ihre Farbe ist sehr variabel, häufig aber rotbraun oder schwarz.
Für verschiedene Arbeiten benutzte Fiorenza Bassetti exklusives Papier von Nobelmarken wie Versace, Cavalli, Versus, Kenzo, Prada, Valentino, Gucci oder Laura Biagotti. Auch sind Werke anzutreffen, für die sie das Papier berühmter Hotels verwendete. Für ihre im Jahr 2000 entstandenen Collagen mit dem Titel GRANATA griff sie dagegen auch auf Papier einfacher und preiswerter Hotels zurück. Auf dieses Papier hat sie gemusterte Kunststoff-Folie - weisse Blümchen auf rosarotem Grund - geklebt, wobei die Collagen die Form der Grante aufgreifen. Mit der Blümchenfolie, die gern zum Auskleiden von Küchenschränken oder als fleckenabstossende Tischdecke benutzt wird, verbindet sich für so manche Hausfrau ein sorgenfreies, gemütliches Zuhause. Bassettis Collagen lassen zudem an traditionelle Gefässe denken, wie sie in eher ländlichen Gegenden auf den Tisch kommen. In der Stadt verwendet, erwecken diese Utensilien eine leicht nostalgische Stimmung.
Von den lieblich anmutenden Blümchen wandert der Blick zu Sternen in unterschiedlichen Variationen. In die Kindheit gehen die Erinnerungen zurück. Man denkt unweigerlich an die Weihnachtszeit und an das Backen. Es ist ein uralter Brauch, um diese Jahreszeit Sterne auszustechen. Doch wenn man die sternförmigen Löcher in Bassettis weissen Leinwänden genauer betrachtet, lassen diese Leerstellen auch an Verletzungen und Verlust denken. Wurfsterne, diese als Waffen dienenden metallenen Scheiben mit scharf geschliffenen Rändern, haben als Vorlagen für Bassettis Schnitte in die Leinwand gedient. SENZA TITOLO ist auch diese 2006 entstandene Serie.

Sabine Arlitt

Grazie al contributo del Comune di Losone quest'esposizione e il suo allestimento nelle sale della fabbrica saranno il soggetto di un catalogo che verrà presentato domenica 10 dicembre alle 18 (da confermare), con testi di Sabine Arlitt e Riccardo Lisi. In tale occasione sarà reperibile anche l'ultimo numero di Bloc Notes con in copertina un'opera di Fiorenza Bassetti e all'interno testi critici di Marcella Snider Salazar ed Elio Schenini.

coordinamento:
Riccardo Lisi
ab./studio: 0039.0344.714041
mobile IT: 0039.339.3698311
mobile CH: 0041(0)79.2115069
e-mail: fond@lafabbrica.ch

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